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Venerdì scorso siamo stati ospiti a Verona dell’Osservatorio sul vino 2009, all’interno del quale è stata presentata una interessante indagine che ha visto coinvolte numerose cantine e produttori della filiera vitivinicola.

Il sottoscritto ha avuto l’onore e l’ardire di moderare un workshop sul tema essere cantine 2.0.
E’ stata una esperienza molto interessante, e incontrare colleghi illustri mi ha dato come sempre numerosi spunti su cui ragionare. 

Qualche giorno dopo, smaltita la sbornia e quindi con maggiore senso critico provo a buttar lì qualche riflessione.Malgrado il tentativo di puntare l’attenzione sull’elemento partecipativo, piuttosto che sull’aspetto tecnologico, e sulla necessaria volontà di donare esperienze e conoscenze di un mondo che è aggregazione per antonomasia, è apparsa sempre elevata la distanza delle aziende con questa realtà.

Come se una volta fatta la fatica ad accettare l’internet di prima generazione non si possa chiamare le imprese a fare quest’ulteriore sforzo evolutivo.  Come se non si fosse ancora esaurito l’investimento fatto finora … il sito. Come se fosse importante per noi, esclusivamente per noi, provare a chiarire questo enorme cambiamento in corso.

E’ altresì evidente che tutto ciò ricorda un pò la matematica del liceo … non andavamo bene perchè i professori la spiegavano male … e quindi non ci impegnavamo a fondo a studiarla. Ma se avessimo provato a studiarla e avessimo approfittato dell’occasione dataci per confrontarci su quanto non era abbastanza chiaro. Non avremmo forse imparato di più … tutti.In soccorso alle nostre parole son venuti produttori illuminati che con modi semplici … quelli che a noi spesso mancano … hanno riportato le loro esperienze, i loro successi e le loro fatiche sul web sociale. 
Cosa abbiamo imparato ?  1) innanzitutto che un workshop dovrebbe essere fatto al contrario … con i bloggher in platea e le imprese sul palco. 2) che ai workshop si va preparati … tutti. 3) che politica, didattica e 2.0 creano un gran casino nella testa dei partecipanti :))

Il mio più grande ringraziamento va: A Capitano entusiasta e schiva allo stesso tempo, ed a tutta l’organizzazione di Mediarete.

Ai colleghi blogggher (e social media activist ?) Tommaso, GianlucaRobertoGinoLeonora, Alessia, CristianoGiampieroElisabetta.

Alla prossima  

In una situazione di crisi è chiaro che le priorità cambiano. Cambiano per le aziende, per le persone e per le istituzioni.
Ma se da un lato c’è la crisi economica globale dall’altro c’è il cambiamento tecnologico globale ed aggiungerei sociale. Quanto previsto negli ultimi anni passati in termini di cambiamento dei paradigmi della comunicazione, di mutamento dell’atteggiamento del consumatore rispetto agli input pubblicitari sembra essersi avverato ad una velocità non prevedibile.

Come conciliare questo cambiamento con una situazione di crisi ? Costituisce una nuova minaccia o, come suggerisce qualcuno, una grande opportunità.

Il problema è su più fronti; vediamo cosa accade.
lato azienda >> dovendo essa riorganizzare l’intera struttura per aumentare l’efficienza produttiva, gestionale e finanziaria l’azienda difficilmente riesce a cogliere l’evoluzioni di mercato e di ambiente che si verificano. Il top management è concentrato su come mantenere la competitività e le funzioni su come garantire l’operatività e l’efficienza.

lato consumatori >> la situazione non è differente ed una redistribuzione dei consumi è il primo passo. In questa circostanza si sviluppa una maggiore consapevolezza del proprio potere d’acquisto ed una tendenza a socializzare questa attività. Crescono le reviews online e la fase di ricerca preventiva di informazioni. Il web sociale sembra fatto apposta per questo ed ogni strumento sembra dare il suo contributo; da Twitter, a Facebook, da Zoover a Thisnext.


lato agenzie >> qui la situazione sembra farsi più complicata. Da sempre le agenzie sono state a fianco delle aziende per definire trend, individuare nuovi stili di consumo e immaginare nuovi format di comunicazione. Con l’ampliarsi delle opportunità, il frastagliarsi dei media (sociali) tutto ciò diventa più oneroso. Oggi non basta aumentare la pressione pubblicitaria, per acquisire credibilità e fiducia, circostanza peraltro resa impossibile per i motivi citati. Occorre favorire l’innovazione e dare alle agenzie stimoli per ricercare nuove soluzioni.

Occorre principalmente metterci la faccia, che tanto i soldi son finiti.


Altro che ponti e festività di cui approfittare per scappare dalla città. 

Le prossime settimane tornerò a fare un pò di interventi in giro per l’Italia, in un mix di attività che devo dire mi soddisfa molto.

    Venerdì 24 Aprile

sono al Master Internazione sul FundRaising, organizzato dall’ASVI, a parlare di marketing innovativo per il sociale.

 
    Il 4 Maggio

sono alla Lumsa nella veste di imprenditore a parlare ai ragazzi come nasce una idea creativa ed innovativa e come diventa un’azienda.

    L’8 maggio

chiudiamo in bellezza a Verona all’Osservatorio sul Vino, a moderare il workshop su Vino e Web2.0.

Ci si vede in giro :)  

Non c’è dubbio che la brand reputation sia diventata una preoccupazione in più per le aziende.

Monitorare e proteggere la propria reputazione online sta diventanto una attività sempre più complessa, che va oltre l’utilizzo di tools e strumenti di analisi e data mining.
Il lavoro di setting e di intelligence che va predisposto è importante e sofisticato e necessita di partner affidabili; di qualcuno che prima ancora di monitorare la brand identity di una azienda si preoccupi di creare la vostra identità sui social media.
Cari brand siete proprio sicuri che la vostra identità online, prima ancora che percepita dagli utenti, appartenga davvero a voi ?
Se volete fare un test facile e veloce provate questo tool per verificare se il vostro brandname o la vostra vanityurl è disponibile … in quel caso registratela subito; è il primo passo.

Guardate questa prova fatta con Fiat >> Fiat Social Media Identity

Oggi sono stato alla conferenza regionale del turismo che aveva come titolo … Uniti contro la Crisi.
Si è parlato di turismo 2.0 e di altre cose … ovviamente con un grado di approfondimento molto molto basso: ma si sà.
Ho segnato come parole chiave, tra le cose che ho sentito:
location based services >> LBS !!!
Percorso tematico a dublino con la guinness attraverso un podcast !
Tematismi nel settore turistico !
Italypedia >> what is that !
Agenzie di viaggio online non autorizzate >> almeno 20 solo su Roma !
Abusivismo digitale

Vedremo di approfondire gli argomenti.

Se c‘è una cosa che mette tutti in difficoltà davanti ad un cliente è rispondere alla solita domanda: ma ci sono casse history nel mondo del social media marketing ?
Tipicamente le risposte fornite sono timide, molto timide e ciò accade per varie ragioni, tutte però riconducibili ad una diffusa mancanza di cultura all‘interno dell‘agenzia.
Parliamoci chiaro, avere il polso della situazione in un momento come quello che stiamo vivendo è difficile; essere aggiornati e fare attività di ricerca è time consuming e non può essere delegata a profili troppo junior (e noi lo sappiamo)
E se riuscire a trovarli è difficile … interpretarli correttamente lo è ancora di più.
Segnalo per questo una serie di risorse utili per trovare molteplici casi di Social Media Marketing, sia divisi per industry che per tool utilizzato, in giro per il mondo.
GlobalSocialMarketing
WikiMasterList

… un pò come il lavoro che dalle nostre parti aveva iniziato AziendeconleOrecchie (ai tempi del corporate blogging) … di cui sentiamo la mancanza

Dimenticavo … mettetevi comodi :)

Fino ad un paio di anni fa c‘era grande fermento intorno al mondo del “Word of Mouth“ , del passaparola … di quel “parla parla“ accidentale e spontaneo che tanto le aziende avrebbero voluto saper meglio interpretare.
Oltreoceano la faccenda è diventata seria, sono nate nuove attività, servizi specialistici, associazioni … ed è diventato un mercato con prodotti e protagonisti chiari.
Qui da noi la faccenda si è velocemente sgonfiata; un pò per la incapacità innata di strutturarsi delle nostre realtà, sia perchè velocemente soppiantata da nuove forme e mode di intrattenimento mediatico.
Così il termine “Word of Mouth“ è stato velocemente soppiantato da espressioni come “Social Media“ e “Social Network“ … senza comprenderne affondo caratteristiche e peculiarità e per la mera necessità di sfruttarne il trend di crescita.
Rovistando tra i documenti ed i libri qui in agenzia :) e solleticato da una richiesta di aiuto di una tesista ho ritirato fuori un modello di pianificazione di una campagna word of mouth che in realtà va più che bene nei contesti attuali citati.

SI tratta delle 5T del Word of Mouth di Andy Sernovitz

  1. TALKERS
Chi parla di te?
  2. Topics
Di che cosa parla?
  3. Tools
Attraverso quali strumenti viaggia il messaggio?
  4. TAKING PART
Quando devi entrare anche nella conversazione?
  5. TRACKING 
Come misurare che cosa dicono le persone di te?

    Ogni attività che voglia utilizzare il web sociale ha bisogno di focalizzarsi sui punti citati e ciò che è davvero strano è che ogni azienda con cui capita di parlarne ha UNA ossessione differente … e mai più di DUE: chi per le metriche, chi per l‘individuazione dei soggetti attivi delle conversazioni, chi addirittura esclusivamente per lo strumento.
    Ma nessuno ha l‘ossessione per TUTTE, nessuna ho voglia di concentrarsi sulla strategia, sull‘approccio organico e di medio periodo.
    Eppure qualcuno lo ha capito, parola di Bob Pearson VP of Community and Conversations at Dell (ed ora presidente del BlogCoucil)

Social media is taking a transformative role in the enterprise. It’s not just about blogging anymore — it’s about the holistic approach of social media in the business. It not only changes marketing, but also productivity, innovation, openness, communications, employee relations — and just about everything else.

Il titolo del post è lo ammetto impegnativo ed il contenuto fa‘ seguito a questo post in cui esaminavo l‘andamento di una campagna sui cosiddetti social media.

Sulla base di quelle considerazioni abbiamo lavorato alla definizione di un ciclo di vita di una campagna sui social media o che comunque utilizzino strategie di comunicazione innovative e con ripercussioni sociali.

E‘ venuta fuori una unica slide sorprendente ed illuminante e, come direbbero gli americani, “the only slide you need to know“ltcsocialmedia.jpg    

La criticità di una campagna sui social media risiede inizialmente nell‘area A, subito dopo la fase di lancio, e nell‘ area B, quando gli effetti del Buzz sono terminati e i veri consumatori si confrontano con il prodotto in questione.Non è automatico che gli effetti positivi o negativi del buzz si riversino nella effettiva user experience degli utenti.Gli effetti reali possono essere anche contrastanti cioè che un buzz negativo non incida sulle sensazioni e sul coinvolgimento dei consumatori e che l‘atteggiamento di ascolto e di reazione dell‘azienda in quella fase possa determinare il successo dell‘operazione partita col piede sbagliato.

Ovviamente è ciò che mi auguro accada al caso Danone/Promodigital in cui dalla fase A stiamo per arrivare alla fase B.

La spiegazione del grafico è in questo file ciclodivitasocialmedia.pdf

“The only slide you need to know”

NB: Stampatela ed appendetela vicino la vostra postazione, nella stanza del capo, al caffè, nelle sale riunioni, e perchè no … al cesso :)

Abbiamo sempre avuto un‘approccio critico rispetto ai fenomeni che viviamo e con lo stesso atteggiamento abbiamo realizzato la ricerca sui SocialMedia che in questo periodo sta circolando sulla rete.
A dimostrazione che i contenuti sono fluidi e che si muovono in maniera discontinua sui media sociali l‘abbiamo intercettata su alcuni blogs, è stata condivisa su FriendFeed, su Facebook, suTwitter … con alcuni stimati colleghi - che ringrazio per i feedback - ne abbiamo parlato su Linkedin.
E‘ piaciuta ed ha avuto una diffusione non controllata e non controllabile … ewwiwa !
Abbiamo ascoltato i commenti di tutti, le critiche ed i suggerimenti che sono arrivati; abbiamo annotato alcuni spunti davvero interessanti e trovato idee per riflessioni future.

Grazie davvero a tutti … ma specialmente al team che ci ha lavorato con passione.

frozen.jpg

 Parliamoci chiaro … gestire una campagna di social media è un gran casino (… almeno agli occhi delle aziende) !Mancano obiettivi definiti, mancano le metriche con cui misurarli, non sai quali e quanti elementi o tool sociali coinvolgere e non si può nemmeno decidere quando stopparla. 

Avevo da tempo in mente di visualizzare l’andamento di una campagna social ma mi mancava qualche spunto su cui lavorare.
Il buon Denisr mi ha sottoposto questa chart chiedendomi cosa ne pensavo.
Social Media Campaign

La fonte è questo interessante post che mette in evidenza l’andamento delle campagne social, le implicazioni e gli effetti indiretti che esse generano.
Lo spunto è interessante e mostra in maniera chiara cosa accade durante una campagna che coinvolge i media sociali; allo stesso modo mostra come alcuni parametri continuino ad essere “out of control”.Allo stesso tempo mancano proprio le cose su cui stavamo riflettendo.  Come per esempio alcuni momenti di questo ciclo siano alterati da fattori esogeni (forza del brand, attività di buzz-viral di supporto, etc) e come invece in coda seguano per lo più momenti di engagement più spontaneo.Il ciclo si arricchisce … ed il grafico si complica lo analizzeremo in seguito.  

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