Social Media: Progetti o Prodotti ???
19 Maggio 2009 di socialconversations.it
E’ la domanda che mi faccio più spesso ultimamente, quando esco da una riunione con un cliente: ma i social media sono progetti o prodotti?
Chiarisco che non sono alla ricerca di una definizione teorica e precisa, quanto piuttosto di una chiara proposizione di vendita.
Cioè stiamo vendendo un prodotto o un progetto … e le aziende cosa vogliono o pensano di acquistare ?
La mia sensazione ultimamente è che le aziende stiano cercando il prodotto celato all’interno dei social media.
Qualcosa da acquistare in base a caratteristiche precise da consumare al pari di qualsiasi altro prodotto e da rendicontare rispetto a metriche standardizzate.
Chiariamoci nulla di male in tutto ciò, e non è il caso di fare i puristi del web sociale. Il punto è se dovremo imparare a vendere i social media o insegnare alle aziende ad integrarli all’interno dei loro modelli di comunicazione ?
Gianluca, vivo il problema.
Credo che dopo Facebbok - dove finalmente ci mettiamo la faccia.. quella vera - la svolta è stata definitiva: il 2.0 non è solo il luogo dei contenuti user generated, ma il luogo (forse meglio.. il palcoscenico) di una relazione molto più autentica con i propri pubblici di rieferimento.
Come fai a chiamare “prodotto” una relazione?
E tornano così in auge i paradigmi della comunicazione interpersonale efficace: in particolare empatia, ascolto attivo.
Lo stesso guru di Obama, Rospars, leggevo oggi su repubblica.it, fa notare come “il Web ci ha dato modo di avere più sostenitori che hanno parlato davvero a un numero molto più grande di persone. Il nostro obiettivo non era quello di trasmettere un messaggio dal vertice alla base, ma di creare una relazione con i supporter e dei supporter tra loro, mettere le persone al lavoro, non con gli ordini, ma con gli stimoli”.
Tutto questo mi da molto ottimismo: dietro le aziende ci sono di nuovo le persone, dietro un cliente c’è un essere umano con tutti i suoi bisogni. Forse bisogna ripartire da questo, no?
Per tornare “a bomba”. Se Nissan ha un reparto di ‘attenzione al target femminile’ per ricevere e portare fisicamente sulle auto gli stimoli che le clienti rinviano (proprio così, una mia amica ne è la responsabile a Tokyo), probabilmente nemmeno le auto - almeno dal punto di vista marketing e comunicazione - sono prodotti nel senso ’storico’ del termine.
Figuriamoci le conversazioni!
Paolo … hai perfettamente ragione …
>> Come fai a chiamare “prodotto” una relazione? <<
Credo che il problema sia puramente “psicologico” da un lato e “professionale” dall’altro. Da un lato le aziende, già in difficoltà col web come “qualcosa di monetizzabile” non riescono a capire esattamente cosa si comprano usando facebook o Twitter, dall’altro - e qui occorre un certo esame di coscienza - molte aziende presentano i social media come ‘prodotti’ in sè, quasi che il servizio venga fornito da loro e che fb piuttosto che plurk possa essere vincente al di la del prodotto o del progetto.
In due parole, a mio avviso andrebbe ridimensionato il tutto. I social media sono dei canali. Punto. E come tali hanno bisogno di un prodotto alle spalle e di una strategia che possa indirizzarli. Senza, restano solo voci di spesa.
Non sono d’accordo, Simone. I media sociali non sono canali - e il problema e’ nella nomenclatura “media”. L’enfasi dovrebbe sentirsi nella parola “sociale”, cosa che sta prendendo forma in tutti gli aspetti del business.
Quelle che le aziende comprano e’ la capacita’ di partecipare all’influsso di informazioni e ai comportamenti tribali o di gruppo dei consumatori cosi’ che possano capire e vedere come usiamo i loro prodotti e servizi e a come rendersi utili nel presente e nel futuro.