Osservatorio Wine 2009 … qualche giorno dopo
11 Maggio 2009 di socialconversations.it
Venerdì scorso siamo stati ospiti a Verona dell’Osservatorio sul vino 2009, all’interno del quale è stata presentata una interessante indagine che ha visto coinvolte numerose cantine e produttori della filiera vitivinicola.
Il sottoscritto ha avuto l’onore e l’ardire di moderare un workshop sul tema essere cantine 2.0.
E’ stata una esperienza molto interessante, e incontrare colleghi illustri mi ha dato come sempre numerosi spunti su cui ragionare.
Qualche giorno dopo, smaltita la sbornia e quindi con maggiore senso critico provo a buttar lì qualche riflessione.Malgrado il tentativo di puntare l’attenzione sull’elemento partecipativo, piuttosto che sull’aspetto tecnologico, e sulla necessaria volontà di donare esperienze e conoscenze di un mondo che è aggregazione per antonomasia, è apparsa sempre elevata la distanza delle aziende con questa realtà.
Come se una volta fatta la fatica ad accettare l’internet di prima generazione non si possa chiamare le imprese a fare quest’ulteriore sforzo evolutivo. Come se non si fosse ancora esaurito l’investimento fatto finora … il sito. Come se fosse importante per noi, esclusivamente per noi, provare a chiarire questo enorme cambiamento in corso.
E’ altresì evidente che tutto ciò ricorda un pò la matematica del liceo … non andavamo bene perchè i professori la spiegavano male … e quindi non ci impegnavamo a fondo a studiarla. Ma se avessimo provato a studiarla e avessimo approfittato dell’occasione dataci per confrontarci su quanto non era abbastanza chiaro. Non avremmo forse imparato di più … tutti.In soccorso alle nostre parole son venuti produttori illuminati che con modi semplici … quelli che a noi spesso mancano … hanno riportato le loro esperienze, i loro successi e le loro fatiche sul web sociale.
Cosa abbiamo imparato ? 1) innanzitutto che un workshop dovrebbe essere fatto al contrario … con i bloggher in platea e le imprese sul palco. 2) che ai workshop si va preparati … tutti. 3) che politica, didattica e 2.0 creano un gran casino nella testa dei partecipanti :))
Il mio più grande ringraziamento va: A Capitano entusiasta e schiva allo stesso tempo, ed a tutta l’organizzazione di Mediarete.
Ai colleghi blogggher (e social media activist ?) Tommaso, Gianluca, Roberto, Gino, Leonora, Alessia, Cristiano, Giampiero, Elisabetta.
Alla prossima
condivido pienamente i 3 punti che hai sottolineato. alla fine del convegno, dei diretti interessati (i produttori) erano rimasti ben in pochi ad ascoltare…mi aspettavo una più vivace partecipazione da parte delle aziende presenti: se fossi stata digiuna di termini come web 2.0, social networks, twitter, microblogging, vi avrei fermato ogni secondo per chiedere spiegazioni, cercando di cogliere l’opportunità di avere di fronte a sè (di fianco sarebbe stato meglio, forse sarebbe sembrata meno “lezione”) qualcuno che il social web lo conosce e lo vive ed è disposto a condividere questa conoscenza.
Grazie Michela … hai entusiasmo da vendere … e saprei pure a chi
G:
Gianluca, hai evidenziato bene pro e contro del dibattito sviluppato durante il convegno dell’Osservatorio. Sono probabilmente quella che a livello professionale si occupa meno di tutti di 2.0, anche se bazzico la blogosfera dal 2003 (e il blog ce l’ho, in sordina ma ce l’ho;-)!). Sono però a contatto con piccole realtà vitivinicole, tutti i giorni.
Se vuoi il mio parere, questi sono i punti di criticità:
- la disposizione della sala non ha aiutato a sviluppare un dialogo (eravamo anche logisticamente troppo lontani dai nostri uditori);
- i relatori erano estremamente numerosi e, per il tempo che ci è stato concesso, era difficile riuscire a concentrare interventi che non andassero di molto oltre il common sense (peccato, perché di cose da condividere ce n’erano, e molte…);
- la mia percezione personale, inoltre è stata esattamente quella che sottolinei anche tu: una platea (o almeno parte di essa) che era lì “perché doveva esserci” e che è talmente abituata ad essere passiva da non fare nemmeno più domande, anche quando potrebbe o dovrebbe. Rapportandomi pressoché quotidianamente con realtà simili, che ancora non ritengono opportuno investire nella comunicazione 2.0 (e che fanno fatica a farlo anche in quella 1.0: perché non hanno o non vogliono trovare il budget, perché mancano le risorse da dedicare, perché manca il know-how…porblemi leciti, ma che rischiano di portare l’azienda ad un’empasse anche commerciale), credo che il pensiero dei più sia stato che tutto quello che hanno sentito era così lontano dalla loro esperienza reale che difficilmente ne avrebbero potuto trarre qualcosa di utile.